La nascita dell’Analisi Transazionale risale al 1949, anno di pubblicazione di una serie di sei articoli sull’intuizione scritti dallo psichiatra canadese Eric Berne.
Il concetto centrale della filosofia dell’Analisi Transazionale è “l’essere OK” (l’OKness come dicono gli americani). Ogni bambino nasce OK, ma se il mondo in cui cresce è privo di situazioni che lo stimolano o di persone che lo accettano e lo accudiscono, il bambino deciderà di strutturare una vita in cui sarà non-OK, pur rimanendo potenzialmente OK.
La cura in analisi transazionale riguarda proprio il recupero dell’OKness attraverso due aspetti: uno propriamente clinico che ha come obiettivo la guarigione, cioè la fine del sintomo tramite la terapia; l’altro aspetto è la dimensione esistenziale, che considera la guarigione come il raggiungimento dell’autonomia da realizzare attraverso la crescita.
Nella pratica terapeutica gli obiettivi vengono identificati e si cerca di conseguirli nel più breve tempo possibile. Il legame che si stabilisce tra cliente e terapeuta è stimolante al cambiamento promosso attraverso il percorso terapeutico, durante quale si ripercorrono gli sviluppi evolutivi, i nodi di criticità e i vissuti significativi della vita della persona.
In termini generali si tende a raggiungere un ideale di maturità, che si ottiene con la conquista della consapevolezza (capacità di vedere, sentire, provare il gusto delle cose in quanto pure impressioni dei sensi), della spontaneità (capacità di scegliere in una vastità di emozioni in termini di sensazioni, pensiero e comportamento) e dell’intimità (aperta condivisione di emozioni autentiche). L’autonomia nasce dalla liberazione dal copione, cioè dagli schemi rigidi e ricorsivi che la persona propone e ripropone per dare risposte alla realtà nel qui e ora, essendo vincolata a false convinzioni strutturate durante la crescita.
La terapia analitico transazionale promuove quindi la presa di coscienza e la consapevolezza delle proprie aree ignote, l’attenuare i conflitti scoprendo nuove possibilità di soddisfacimento dei propri bisogni fondamentali e la modifica delle modalità di comunicazione sociale riconosciute come inefficaci durante il percorso.
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